Liceo Classico Giovanni Prati di Trento

Liceo Classico Giovanni Prati di Trento

Storia del Liceo Prati

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1. Le origini

Il Liceo classico "Giovanni Prati" di Trento è la scuola più antica e meglio documentata della nostra Provincia: poche altre scuole nazionali hanno una tale documentazione - conservata negli archivi trentini, romani, austriaci e bavaresi - che consente di seguirne il percorso da mezzo millennio senza importanti interruzioni.

Si deve soprattutto al volume della prof. Lia de Finis, Dai maestri di grammatica al Ginnasio Liceo di via S. Trinità in Trento, uscito nell'anno 1987, la narrazione completa della storia della prima scuola superiore del Trentino e delle sedi che il ginnasio occupò, da quando, non più scuola municipale, uscì dalle sale della Torre della Tromba.

Affidato ai padri Gesuiti della Provincia della Germania Superiore, il Ginnasio fu sistemato per vari decenni nel palazzo costruito in via Lunga (la via Roma di oggi), palazzo che, al termine del restauro, oggi accoglie di nuovo la Biblioteca Comunale.

In quell'ambiente edificato proprio per esaltare le funzioni dell'insegnamento, il Ginnasio fu aperto a centinaia di studenti di ogni estrazione sociale, dai nobili ai più modesti figli di agricoltori delle vallate.

I giovani trovarono a Trento presso i Gesuiti insegnamento gratuito e, fruendo di borse di studio messe a disposizione dalle comunità e da famiglie facoltose, furono alloggiati presso il Collegio e spesso avviati al proseguimento degli studi universitari nelle città al Nord o a Sud del Trentino.

Il Ginnasio dei Gesuiti lasciò un segno indelebile nella scuola e nella cultura trentina e durò anche dopo la soppressione della Compagnia di Gesù, avvenuta nell'agosto 1773. Nelle stesse aule gli studenti trentini frequentarono il Ginnasio, divenuto nel frattempo 'vescovile', perché i beni della soppressa Compagnia furono incamerati dal principe vescovo e predisposti per accogliere il Seminario.

Fino alle soglie del secolo XIX ginnasiali e seminaristi dovettero frequentare le stesse aule seguendo i "programmi di umanità e di scienze" non senza il dissenso degli spiriti laici, tra i quali Giandomenico Romagnosi.

Egli rivolse un vibrante Indirizzo al senato municipale di Trento, nell'ottobre del 1796, nella sua qualità di Podestà della città, per criticare l'insegnamento affidato solo ai religiosi e auspicare un ritorno alla scuola laica e municipale.

Nel 1803 l'esperienza drammatica delle invasioni di truppe francesi e austriache nel Trentino e la soppressione del principato vescovile produssero l'avvicendarsi di vari governi: il Ginnasio fu spostato dal grande complesso scuola-collegio-chiesa dei Gesuiti, convertito in accantonamento di reggimenti o in ospedale militare.

Ceduto alla Baviera in seguito al trattato di Presburgo e divenuto poi parte del regno italico napoleonico, il Trentino ebbe severe disposizioni legislative ed anche una riforma scolastica che distinse il Ginnasio dal Liceo e mise fine alla instabilità delle lezioni e degli insegnamenti.

Nel Liceo si organizzò una istruzione superiore che si definiva come solida preparazione all'università con insegnamenti di filosofia, diritto, fisica, matematica ecc.; l'organizzazione, molto ordinata ed efficiente, con alcune variazioni e modifiche, diede poi origine alla scuola statale, subentrata in modo graduale quando il Trentino, nell'anno 1816, fu assegnato all'Austria per effetto della pace di Schöhnbrunn.

2. La sede di via SS. Trinità

Iniziò dall'anno scolastico 1816-17 un lungo e graduale periodo di ripresa degli studi e ci fu la definitiva assegnazione del convento delle clarisse della S. Trinità come sede del Ginnasio-Liceo.

I docenti del Ginnasio di stato furono sottoposti a prove d'esame, i verbali delle quali sono minuziosamente riportati nelle carte d'archivio dell'attuale liceo. Nei documenti si legge che "all'esame vocale dei concorrenti alle cattedre di questo I. R. Ginnasio debbono, per ordine dell'eccelsa Commissione Aulica, assistere alcuni dei migliori studenti scelti da ciascheduna classe". C'erano grande severità nella selezione dei docenti, attento controllo sia della loro vita privata sia della efficacia del loro insegnamento.

La prima storia del Ginnasio fu scritta in latino, lingua obbligatoria anche per le operazioni amministrative e burocratiche come le iscrizioni degli alunni alle classi, le attestazioni di frequenza e di assolvimento degli studi gli elenchi dei libri di testo, i giudizi sugli alunni, la corrispondenza tra i prefetti (i presidi o dirigenti di oggi) dei ginnasi dell'impero. La lingua latina consentiva la comunicazione tra scuole, docenti, libri in un impero basato su molte etnie e molte lingue.

Sbaglierebbe tuttavia chi ritenesse che l'ambiente del ginnasio fosse consegnato alla retorica classicheggiante che l'uso del latino può far sospettare: il ritorno della dominazione austriaca favorì invece un rigoroso efficientismo, fatto di chiarezza e di tempestività, con ben delimitati diritti e ampiamente delineati doveri.

Le linee generali dell'organizzazione scolastica e dell'insegnamento delle varie discipline erano contenute nel Codice Ginnasiale, una raccolta essenziale, chiara e precisa degli "ordini e regolamenti intorno al funzionamento dei ginnasi", presente nella biblioteca del liceo nelle edizioni del 1818 e del 1824. Tra le numerose indicazioni pedagogico- didattiche emergevano anche quelle religiose e morali, chiara testimonianza di quel tempo e del ritorno a costumi severi dopo la parentesi rivoluzionaria, la caduta del principato vescovile e il succedersi delle dominazioni bavaresi e italico-napoleoniche.

Al Codice Ginnasiale si adeguavano i regolamenti interni dei ginnasi: quello del Ginnasio Tridentino limitava la frequenza del teatro e insisteva nel proibire la lettura dei "libri ambigui, irreligiosi, antisociali ed atti a guastare la mente e il cuore". Tra i libri proibiti, gli elenchi conservati nell'archivio del liceo lo documentano, erano annoverati quelli di gran parte degli storiografi passati e coevi: certamente proibiti erano i libri ispirati ad aneliti di libertà e di rivolgimento politico.

Le punizioni furono sempre dure; lunghi elenchi di giovanissimi studenti ungheresi, slavi, italiani, austriaci, boemi ecc., venivano comunicati a tutti i prefetti degli i. r. ginnasi, per evitare che i malcapitati espulsi tentassero di iscriversi altrove. I giovani peraltro trovarono spesso il modo di manifestare il loro malcontento nelle maniere meno prevedibili: è da credere che il ritorno alla dura disciplina austriaca che non privilegiava certo né la fantasia né l'iniziativa dei docenti fosse sentito da alcuni come un'inaccettabile imposizione, resa più dura, ad esempio, dalle disposizioni sui libri di testo, tutti uguali, senza possibilità per i maestri di personali rielaborazioni o integrazioni.

Merito del periodo austriaco fu la dotazione della grande biblioteca che oggi supera i 40.000 volumi, vanto della scuola sia per la qualità degli acquisti sia per le numerose donazioni, dotazione che mette il Liceo alla pari con molti istituti universitari. Nella biblioteca del Liceo sono conservati alcuni volumi rari e le monografie di un secolo famoso per aver affrontato le questioni letterarie e filologiche ancora aperte sulla classicità.

3. Maestri e discepoli

Eppure non tutto era così retrivo nel Ginnasio Trentino di quel tempo: spiccano infatti nomi di maestri e di discepoli che hanno lasciato traccia duratura nella vita della scuola e della città. Da Giovanni Prati, il poeta neoromantico, studente del Ginnasio Trentino e del Liceo Filosofico fino all'anno 1834, ad Antonio Gazzoletti, anch'egli poeta, meno noto del Prati, ma degno di adeguata rivalutazione, a Giovanni Battista a Prato, compagno di studi dei due precedenti, personaggio significativo nella vita sociale e politica del Trentino. Presi gli ordini religiosi, visse in continuo travaglio spirituale per il dissidio tra la passione politica e il dovere di obbedienza religiosa. Tra gli studenti divenuti poi professori spicca il nome di Giovanni Battista Garzetti, docente di filologia latina e di storia universale al Liceo Filosofico. Di lui resta un famoso trattato di storia romana, ancora in parte consultato in studi e ricerche accademiche.

Ma il Ginnasio Tridentino non curò soltanto gli studi umanistici e storico -filosofici: significativo fu l'insegnamento dell'abate Francesco Lunelli, il quale dedicò gran parte della sua vita allo studio della fisica. L'archivio del liceo è ricco di suoi documenti autografi che testimoniano con quanta incessante e meticolosa cura egli raccogliesse da ogni parte d'Europa gli strumenti di fisica, veri piccoli gioielli di precisione, in gran parte ancora presenti e custoditi presso il Liceo. Egli sperò inutilmente nella cattedra universitaria, illuso forse dall'appoggio di un suo famoso discepolo, Tommaso Gar, che fu brillante studioso di storia e letteratura e ricoprì l'incarico di bibliotecario dell'università di Padova, Napoli, Venezia, nonché della sua Trento.

Non è possibile passare in rassegna tutti i personaggi che hanno studiato nel Ginnasio trentino e si sono poi distinti in varie professioni ed arti: l'abbondanza di studi e di ricerche di quelli che divennero docenti nel loro liceo è testimoniata nelle pagine degli Annuari, pubblicati puntualmente dall'anno scolastico 1851 ai giorni nostri. In quelle pagine c'è tutta la nobiltà culturale di una scuola, l'unica scuola superiore fino alla metà del XIX secolo, l'unica in seguito a mantenere come finalità la formazione globale dello studente sia sul piano umanistico sia sul piano scientifico, con ore di insegnamento equamente divise tra lettere e scienze. Solo l'insegnamento dell'italiano fu ignorato fino all'anno 1848, quando le manifestazioni popolari delle varie nazionalità dell'impero ottennero, tra le altre concessioni, un certo spazio anche per l'insegnamento delle lingue materne.

4. Il passaggio all’Italia

L’impianto severo non si allentò quando, dopo tre secoli di libera istruzione comunale, due secoli di istruzione ecclesiastica, un secolo di istruzione austriaca, la scuola trentina passò all'Italia.

Nonostante le notevoli differenze dell'assetto italico che produssero alcune inquietudini tra docenti e studenti ed il sorgere di alcuni comportamenti considerati un tempo del tutto intollerabili, nel Ginnasio-Liceo trentino (questa fu la nuova denominazione) fu possibile adottare un regolamento interno molto equilibrato e anche molto coerente.

Alla fine dell'anno 1919 alcuni ordinamenti italiani erano già stati introdotti, ma si trattava più di atti organizzativi e tecnici che non sostanziali: sia il governatore militare sia il commissario generale e civile per la Venezia Tridentina preferirono operare per gradi. Non si risolse, ad esempio, la spinosa questione della religione, che, da materia obbligatoria e fondamentale nel sistema austriaco, era considerata del tutto facoltativa dal sistema italiano di allora.

L'istituto ebbe la sua definitiva intitolazione nella seduta del 6 marzo 1919: prevalse sui nomi nobili del passato quello di Giovanni Prati, alle cui spoglie mortali in periodo austriaco era stato negato il ritorno alla terra natale, come punizione del legame con l'Italia.

Fino all'anno scolastico 1935-36 le vicende del Ginnasio-Liceo 'G. Prati' continuarono ad essere raccolte e pubblicate negli Annuari, compilati con cura e secondo le consuetudini di un tempo dal preside e dai professori.

Tra i filologi non si può dimenticare il prof. Giuseppe Defant, perché sulla sua elaborazione della grammatica greca del Curtius-de Härtel, rimasta in uso per oltre mezzo secolo nei ginnasi italiani dell'impero austro-ungarico e sopravvissuta in adozione al 'Prati' fino alla fine della seconda guerra mondiale, sudarono molte generazioni di studenti.

Tra i latinisti il più insigne fu Lodovico Niccolini, un mite, raffinatissimo studioso che ottenne lusinghieri riconoscimenti internazionali e nel concorso di Amsterdam dell'anno 1932 ottenne la Magna Laus con una delicata poesia Ruris Desiderium. Famoso fu anche un altro componimento latino, Silva profunda, in onore del naturalista trentino Giacomo Bresadola. Al suo nome è dedicato il vicolo che da via Calepina immette al liceo e al Largo di via S. Trinità.

Tra i cultori di archeologia del territorio un instancabile e fecondo ricercatore fu Giacomo Roberti; la maggior parte dei suoi studi comparvero puntualmente nei fascicoli della rivista "Studi Trentini". Per gli studi storico-archivistici sono noti Desiderio Reich; Gino Onestinghel, esemplare studioso, anticipatore di una metodologia di ricerca ancora del tutto attuale; Adolfo Cetto, che, assieme al prof. Rodolfo Dalpiaz, raccolse e pubblicò i primi documenti sull'origine e le fasi storiche del liceo; Giulio Benedetto Emert, figura di grande rilievo nel mondo della scuola e della cultura trentina, membro delle principali società culturali e direttore della rivista "Studi Trentini". Quanto abbia significato per la cultura storica trentina Umberto Corsini, per quarant'anni alla guida della Società di Studi Trentini di Scienze Storiche, è noto anche alle generazioni più recenti. Alunno prima, professore poi al 'Prati', assegnato al Liceo Scientifico, ben presto completò la sua carriera di studioso come docente di Storia contemporanea a Venezia, a Cà Foscari. Della stessa tempra culturale, quella che lasciò negli studenti un segno di distinzione e di perenne ricordo, furono i fratelli Bruno e Nino Betta, il prof. Enrico Holzer e il prof. Vittorio Coraiola, illustre matematico il primo, legato alla fisica il secondo.

Né si può dimenticare in questo pur rapido ricordo del passato tre illustri presidi, Enrico Quaresima, esimio storico, passato poi all'università di Trieste, Rodolfo Lackner, il filologo rigoroso e attento che tanti docenti giovani negli anni 1937-47 formò all'insegnamento, e Filippo Carlo Piovan, bella figura di intellettuale con notevoli interessi critico-letterari e con propensioni giornalistiche.

5. Gli anni dalla Seconda Guerra Mondiale

Gli anni della seconda guerra mondiale non passarono senza traccia nel liceo trentino. Nel 1943 dopo i tragici avvenimenti successivi all'8 settembre e con il riaccendersi rabbioso delle incursioni aeree, anche il "Prati" si svuotò e le lezioni si riorganizzarono nei centri di sfollamento, per la buona volontà e collaborazione dei docenti anziani, dei non richiamati alle armi e di giovani universitari nominati supplenti. Gran parte del materiale scolastico, dei documenti e della biblioteca si salvò nonostante che il liceo fosse stato occupato dalle truppe germaniche.

Il ritorno alla pace e agli studi nel vecchio liceo trentino non fu senza scosse. Nel primo anno di ripresa della scuola, il 1946, l'ambiente era cambiato: dei vecchi professori pochi erano ancora in servizio e i giovani rientravano da lunghi e tormentati anni di internamento.

In quegli anni nacque l'esigenza di una radicale riforma della scuola, che si concretizzò in molti disegni di legge, ma non si trovò mai in Parlamento la maggioranza per convertirli in legge.

Il cinquantennio successivo vide un continuo, defatigante e sostanzialmente sterile palleggio tra vari interlocutori per la riforma della scuola superiore fino a indurre il Ministero della Pubblica Istruzione ad affidare agli istituti scolastici la sperimentazione di nuovi percorsi metodologico- didattici per il necessario adeguamento dei programmi, delle materie di insegnamento e talvolta anche dei criteri di insegnamento

6. Dopo il Sessantotto

Anche il liceo trentino ripensò criticamente il suo passato pedagogico- didattico.

Nacquero così le lezioni sperimentali di biologia, sotto la guida intelligente ed attiva della professoressa Erma Ferrari; furono inaugurati nel ginnasio la lettura e il commento settimanale dei quotidiani, voluti e organizzati dalla professoressa Cornelia Maurina. Successivamente si diede spazio ad alcune lezioni interdisciplinari, per orientare metodologicamente gli studenti a considerare nei dati storici i sempre fondamentali risvolti economici.

Con l'avvento dell' informatica si dilatò l'orario del ginnasio per far posto a quella disciplina. Anche lo studio della storia dell'arte, un tempo sacrificato e relegato al solo liceo, fu inserito in quarta e quinta ginnasio accanto alla storia antica, per proseguire nel liceo di pari passo agli insegnamenti di italiano e storia. Due materie che non avevano mai trovato posto nei programmi liceali furono responsabilmente raccomandate all'abilità didattica dei docenti di Storia (Economia) e Filosofia (Diritto), per dare ai giovani un più compiuto quadro della complessità dei fenomeni che andavano affrontando.

Ma la integrazione più sostanziale e importante cui furono invitati a partecipare gli alunni fu l'introduzione dello studio di una lingua straniera per l'intero quinquennio, là dove i programmi ministeriali ne riducevano l'insegnamento al solo biennio ginnasiale. Quando ci si rese conto che la nuova organizzazione dello studio, nonostante qualche aumento di ore, aveva incontrato il favore di genitori e studenti al punto che le sezioni si erano incrementate e gli iscritti superavano le 500 unità, si decise di fare un vero salto di qualità, introducendo la seconda lingua straniera per l'intero quinquennio, con lievi ritocchi all'orario delle lezioni e molta fiducia nelle capacità didattiche degli insegnanti e nel grande senso di serietà e laboriosità metodologica inculcato negli alunni.

Quella che poteva apparire una esagerata amplificazione del programma liceale risulta, alla distanza, un'altra carta vincente, sempre nel quadro delle finalità generali del Liceo Classico 'Giovanni Prati' che vuole

  • preparare giovani ad essere padroni di se stessi e del proprio futuro, mediante una impostazione di fondo basata sulla riflessione, coltivata dallo studio delle lingue classiche;
  • colmare il divario tra le conoscenze scientifiche e umanistiche, ritornando alla tradizione ottocentesca di studio e approfondimento anche delle materie scientifiche;
  • rendere gli alunni capaci di utilizzare le competenze acquisite, indubbiamente non inferiori a quelle di qualsiasi altro istituto superiore, anche nelle principali regioni europee con la capacità di comunicare in tedesco ed in inglese.

Su queste basi, forte della sua storia e della sua nobile tradizione, ma attento anche al presente e al futuro, il Liceo "Prati" offre ai suoi studenti un curriculum di grande spendibilità, aperto a qualsiasi scelta universitaria e a ogni professione ma, soprattutto, a chi desidera realizzare consapevolmente le proprie capacità e la propria umanità.